Durante il corso della nostra vita dedichiamo tempo, energie e sacrifici alla costruzione di un patrimonio fatto non solo di beni materiali, come case, attività, risparmi e investimenti, ma anche di relazioni familiari e responsabilità verso le persone a cui vogliamo bene.
Tuttavia è bene fermarsi anche a riflettere su che cosa ne sarà di tutto questo patrimonio quando noi non ci saremo più. È un tema attualissimo che, tra tutti gli impegni che la vita riserva, spesso non viene considerato.
Infatti nei prossimi vent’anni in Italia si assisterà al più grande trasferimento di ricchezza generazionale della storia. Stiamo parlando di immobili, società, patrimoni finanziari, quote societarie, polizze vita, strumenti previdenziali. Tutto questo, inevitabilmente, passerà di mano.
Il punto non è se questo accadrà. Il punto è come accadrà, con quali effetti sulle persone che amiamo, con quali costi, con quali conseguenze.
Pianificare oggi per non creare tensioni un domani
Solo una minoranza degli italiani, meno del 10%, ha predisposto un testamento. Tutti gli altri affidano il futuro del proprio patrimonio alle norme della successione legittima.
Il problema è che la legge, per quanto utile, non conosce i tuoi desideri. Non sa se vuoi aiutare di più un figlio rispetto a un altro, se vuoi tutelare un convivente, se intendi destinare una parte dei tuoi beni a qualcuno che ti è stato vicino. E purtroppo, quando non c’è chiarezza, emergono le tensioni.
Basti pensare che in Italia le cause ereditarie durano anche otto o nove anni e possono arrivare a costare il 30% del valore dei beni contesi.
E non riguarda solo i grandi patrimoni o le famiglie imprenditoriali, riguarda tutti, anche chi ha una casa, qualche risparmio, un figlio da proteggere o un’eredità da lasciare in modo giusto e ordinato.
Purtroppo la trasmissione del patrimonio è piena di zone grigie (e di falsi miti)
Uno dei problemi più grandi è che esistono molte convinzioni errate su ciò che accade al momento del passaggio generazionale. Ad esempio, in assenza di testamento, i beni vengono divisi secondo criteri che non tengono conto della volontà personale, ma solo delle quote previste per legge. Se desideravi lasciare qualcosa di più a un figlio con difficoltà, o tutelare una compagna/un compagno di vita che non è tua moglie/tuo marito, la legge semplicemente non lo prevede.
Un altro nodo importante è legato alle nuove forme di famiglia, quindi coppie di fatto, famiglie ricostruite, figli avuti da unioni precedenti. Tutte situazioni che la normativa tratta con regole standard, ma che nella vita reale sono molto più complesse.
In questi casi, l’assenza di una pianificazione chiara può lasciare persone importanti senza alcun diritto, con conseguenze emotive e legali anche molto pesanti.
C’è poi la questione fiscale. Oggi in Italia le imposte di successione sono contenute (fino a 1 milione di euro per ciascun figlio non si paga nulla), ma in altri Paesi europei, come Francia e Germania, le franchigie sono molto più basse.
Anche in Italia il rischio di un inasprimento fiscale futuro è più che concreto, infatti ci sono già proposte di legge che prevedono aumenti significativi sulle successioni superiori ai 5 milioni di euro.
E attenzione, donare non è la stessa cosa che lasciare.
Molti pensano che la donazione in vita risolva tutto. Ad esempio gli immobili ricevuti in donazione sono spesso più difficili da vendere (banche e acquirenti richiedono garanzie), e le implicazioni fiscali e legali sono diverse rispetto a una successione.
E quando è in gioco anche l’azienda di famiglia?
Nelle famiglie imprenditoriali tutto si amplifica.
Un’azienda, piccola o grande che sia, non può permettersi blocchi, perché quote incerte, mancanza di deleghe, eredi non pronti o non coinvolti operativamente possono mettere in difficoltà un’attività costruita in anni di lavoro.
I dati parlano chiaro, solo il 30% delle imprese familiari sopravvive al passaggio dalla prima alla seconda generazione. Alla terza, la percentuale crolla al 13%.
Una pianificazione patrimoniale che includa anche l’azienda è quindi indispensabile se si vuole preservare la continuità e garantire un futuro al proprio lavoro e ai collaboratori.
Non basta il classico testamento, per trasmettere il patrimonio in modo consapevole bisogna comprendere il proprio obiettivo
Molti pensano che basti scegliere uno strumento, dal classico testamento alla polizza, o un trust.
Ma la verità è che nessuno strumento è efficace da solo. Ognuno ha vantaggi, limiti, implicazioni fiscali e legali diverse.
Il punto non è "quale strumento scegliere", ma quale obiettivo hai, chi vuoi proteggere, che tipo di trasmissione vuoi costruire.
Testamento, donazione, trust, holding, fondo patrimoniale, patto di famiglia, atto di destinazione… sono tutti strumenti validi se utilizzati all’interno di un piano personalizzato.
Un piano che tenga conto della tua situazione patrimoniale, della tua storia familiare, delle tue relazioni e delle tue volontà.
Quindi, da dove partire?
Se vuoi evitare che il tuo patrimonio diventi motivo di litigio o confusione, il primo passo è semplice, fare un’analisi completa della tua situazione.
È importante raccogliere una visione chiara di tutto, tra beni immobili, investimenti, partecipazioni, polizze, piani pensionistici.
Poi va fatta una riflessione più personale. Chi vorresti aiutare? Chi ha davvero bisogno di tutela? Ci sono situazioni delicate da considerare?
Infine, il consiglio è quello di affidarsi a un consulente esperto. La trasmissione del patrimonio è un tema che coinvolge finanza, diritto, fiscalità, ma anche relazioni familiari e responsabilità.
Il patrimonio non si trasmette da solo, serve un progetto
Che tu abbia un’azienda, una casa, degli investimenti, o semplicemente la volontà di lasciare ordine e valore a chi ami, la pianificazione patrimoniale non è più rimandabile.
Noi di Studio Riello, insieme al nostro network di professionisti, ti offriamo la possibilità di avviare un percorso su misura per le tue esigenze.
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*Contenuti a cura di Davide Maso, consulente patrimoniale