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TFR: meglio in azienda o in un fondo pensione?

Il trattamento di fine rapporto rappresenta una componente centrale del rapporto di lavoro subordinato e una scelta rilevante in termini di pianificazione economica, fiscale e previdenziale, sia per il lavoratore sia per l’azienda.

Tuttavia, nella prassi, il TFR viene spesso gestito come un semplice “accantonamento obbligatorio”, senza una valutazione strutturata delle alternative disponibili e dei benefici potenzialmente ottenibili.

Il ricorso alle forme di previdenza complementare e la devoluzione del TFR ai fondi pensione costituiscono ancora oggi una modalità di gestione poco utilizzata nel nostro Paese. Secondo la “Relazione per l’anno 2024” redatta dalla Covip, su una forza lavoro di circa 25,5 milioni di occupati, gli iscritti alla previdenza complementare sono circa 9 milioni, di cui 7 milioni lavoratori dipendenti, a conferma di una diffusione ancora parziale di questi strumenti.

Questi dati evidenziano come molti lavoratori non abbiano ancora colto appieno le opportunità in termini di vantaggi fiscali, rivalutazione delle somme e tutela del capitale, continuando a lasciare il TFR in azienda o nel Fondo Tesoreria INPS senza una reale analisi comparativa.

La scelta sulla destinazione del TFR, che ogni dipendente è chiamato a formalizzare nei primi mesi dall’assunzione, produce effetti rilevanti nel tempo, incidendo:

  • sulla tassazione finale;
  • sulla flessibilità in caso di anticipazioni;
  • sulle garanzie di protezione del capitale.

Allo stesso modo, per le aziende, la gestione del TFR può influenzare la struttura finanziaria, i flussi di cassa e le strategie di pianificazione economica e fiscale.

Lo scopo di questo articolo è fornire una lettura chiara e strutturata delle principali modalità di gestione del TFR, mettendo a confronto il mantenimento in azienda e l’accantonamento in un fondo pensione, con particolare attenzione ai benefici concreti per lavoratori e imprese, ai profili fiscali e agli strumenti di tutela disponibili.

 

TFR: cos’è e come funziona

Tutti i lavoratori titolari di un contratto di lavoro dipendente hanno diritto al TFR – trattamento di fine rapporto, una componente della retribuzione che matura mensilmente ma viene liquidata solo alla cessazione del rapporto di lavoro.

Il TFR annuo corrisponde a circa una mensilità di stipendio ed è pari al 6,91% della retribuzione lorda annua, importo accantonato dal datore di lavoro.

Ogni lavoratore è chiamato a scegliere dove accantonare il proprio TFR e, in assenza di una scelta esplicita, il TFR confluisce automaticamente nel fondo pensione previsto dal contratto collettivo di lavoro o, in presenza di più fondi, in quello con il maggior numero di iscritti.

In base alle scelte del lavoratore e alle dimensioni aziendali, il TFR può essere:

  • gestito direttamente dal datore di lavoro (TFR in azienda);
  • versato al Fondo Tesoreria INPS nelle aziende con almeno 50 dipendenti;
  • liquidato dai fondi pensione al momento dell’accesso alla pensione.

La scelta di aderire alla previdenza complementare è irrevocabile, mentre quella di lasciare il TFR in azienda può essere modificata in qualsiasi momento.

 

TFR in azienda

Per i lavoratori che scelgono di mantenere il TFR in azienda, la gestione varia in funzione della dimensione dell’impresa.

Nelle aziende fino a 49 dipendenti, il TFR è gestito direttamente dal datore di lavoro, che provvede ad accantonamento, rivalutazione e liquidazione. In questo caso, il TFR rappresenta un debito verso il lavoratore, con un impatto diretto sulla gestione finanziaria e sulla liquidità aziendale.

Nelle imprese con almeno 50 dipendenti, invece, il datore di lavoro è tenuto a versare il TFR al Fondo Tesoreria INPS, pur restando invariati i diritti del lavoratore.

Alla cessazione del rapporto, il TFR maturato e rivalutato viene anticipato in busta paga dal datore di lavoro, che recupera successivamente le somme dall’INPS come credito a riduzione dei debiti contributivi.

Il fondo pensione

Il fondo pensione rappresenta una modalità di gestione del TFR che offre vantaggi fiscali e di rendimento, configurandosi come un prodotto ibrido tra fondi comuni di investimento e prodotto assicurativo vita.

Questa struttura consente di beneficiare di forme di tutela del capitale quali impignorabilità, insequestrabilità ed esenzione dall’imposta di successione, elementi rilevanti nella pianificazione patrimoniale.

A differenza del TFR lasciato in azienda, le somme destinate alla previdenza complementare vengono investite in base al profilo di rischio scelto dall’aderente, con differenti combinazioni tra componente azionaria e obbligazionaria.

 

Rivalutazione del TFR

Il TFR lasciato in azienda viene rivalutato secondo un meccanismo previsto dalla legge, identico a quello applicato al Fondo Tesoreria INPS.

La rivalutazione è composta da:

  • una quota fissa dell’1,5%;
  • una componente variabile pari al 75% dell’aumento dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo.

Alla cessazione del rapporto, o in caso di anticipo, il lavoratore riceve la somma delle quote accantonate e delle rivalutazioni maturate, garantendo una crescita certa e regolamentata del TFR.

 

Agevolazioni fiscali

La destinazione del TFR a un fondo pensione è spesso considerata più conveniente per ragioni fiscali.

Il TFR lasciato in azienda o in Tesoreria è tassato solo alla liquidazione, con tassazione separata calcolata sull’aliquota media degli ultimi cinque anni, non inferiore al 23%.

Nel caso della previdenza complementare, le somme liquidate al pensionamento sono soggette a una ritenuta del 15%, riducibile dello 0,30% per ogni anno successivo al quindicesimo, fino a un minimo del 9%.

Ulteriori benefici riguardano la deducibilità IRPEF dei versamenti fino a 5.164,57 euro annui (limite oggi innalzato a 5.300 euro annui dalla Legge di Bilancio per il 2026) nonché l’esenzione fiscale della parte di rendita derivante da contributi non dedotti.

 

Anticipazioni

Sia nel caso di TFR in azienda sia nel fondo pensione è possibile richiedere anticipazioni, ma a condizioni diverse.

Con il TFR in azienda, l’anticipo può arrivare al 70%, dopo 8 anni di servizio, per spese sanitarie straordinarie o prima casa, con tassazione separata.

Nel fondo pensione, l’anticipo è più flessibile:

  • 75% per spese sanitarie o prima casa;
  • 30% per altre esigenze personali.

Aspetto

TFR in azienda / Fondo Tesoreria INPS

Fondo pensione

Gestione delle somme

Accantonamento a carico del datore di lavoro o INPS

Investimento in base al profilo di rischio scelto

Rivalutazione

1,5% fisso + 75% inflazione ISTAT

Legata all’andamento dei mercati finanziari

Tassazione finale

Tassazione separata ≥ 23%

15% riducibile fino al 9%

Anticipazioni

Fino al 70%, dopo 8 anni, per motivi specifici

Fino al 75% (sanità e casa), 30% per altre esigenze

Flessibilità

Limitata

Maggiore flessibilità

Tutela del capitale

Nessuna tutela specifica

Impignorabile, insequestrabile, esente da imposta di successione

Disponibilità delle somme

Alla cessazione del rapporto

Principalmente al pensionamento

Benefici fiscali

Limitati

Deducibilità IRPEF fino a 5.300 euro annui

 

Hai bisogno di supporto? Siamo qui per aiutarti

Gestire correttamente il TFR significa andare oltre il semplice adempimento e compiere una scelta consapevole, valutando aspetti fiscali, finanziari e di tutela del capitale.

Studio Riello affianca da oltre 70 anni imprenditori, PMI e lavoratori nella pianificazione economica, fiscale e previdenziale.

Se stai valutando come valorizzare il TFR o migliorare la gestione aziendale, possiamo offrirti una consulenza mirata.

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